Roma – “Qui si formano i leader del domani, con la consapevolezza che la politica non è solo esercizio di potere, ma responsabilità verso la collettività. Ma la politica è anche un’arte delicata, quella di costruire la pace. Non possiamo parlare di democrazia senza parlare di convivenza, senza interrogarci su come risolvere i conflitti attraverso il dialogo e il diritto, piuttosto che con la forza. La nostra Facoltà ha sempre promosso una cultura della mediazione e della diplomazia, perché la pace non è solo l’assenza di guerra, ma la capacità di costruire istituzioni giuste, inclusive e partecipative. La democrazia è il respiro della pace e la pace è il presupposto della democrazia”. Pierpaolo D’Urso, preside della Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma, intervistato dall’agenzia Dire parla dei successi raggiunti dopo 100 anni di insegnamento, dei punti di forza della sua Facoltà che, anche grazie ai suoi laureati e insegnanti illustri di ieri e di oggi, è un riferimento strategico non solo per i giovani studenti – oggi conta 12mila iscritti – ma anche per le istituzioni e la classe dirigente del Paese.
Preside D’Urso, in un mondo sempre più polarizzato, dove la velocità spesso non lascia spazio al tempo del pensiero, come si può formare una mente critica?
“Viviamo in un’epoca in cui le informazioni viaggiano velocissime, spesso senza filtri e senza verifica. L’iperconnessione ha moltiplicato le opportunità di conoscenza, ma ha anche reso più fragile la capacità di discernere il vero dal falso, di analizzare la complessità, di resistere alla manipolazione”. Per formare una mente critica, “dobbiamo riportare al centro il valore della riflessione, del dubbio e della ricerca. Come ci insegna Platone, il sapere è un cammino per uscire dall’oscurità dell’ignoranza, e il nostro compito è fornire agli studenti gli strumenti per percorrerlo”.
In che modo preside?
“Lo facciamo attraverso tre pilastri fondamentali. Ovvero educazione alla complessità: invitiamo gli studenti a non fermarsi alla superficie, a contestualizzare i fenomeni storici e politici, a cogliere le connessioni tra economia, statistica, diritto, comunicazione e società; metodologia scientifica e verifica dei dati: l’analisi critica si costruisce con metodi rigorosi, attraverso la statistica, la ricerca empirica, lo studio delle fonti. Nell’epoca della disinformazione, la capacità di valutare l’attendibilità delle informazioni è essenziale per formare cittadini consapevoli; infine, dialogo e confronto: la democrazia è prima di tutto esercizio del pensiero critico e della dialettica. Insegniamo ai nostri studenti che ascoltare e comprendere le opinioni diverse è un valore e che solo attraverso il confronto è possibile superare le polarizzazioni”.
L’Università La Sapienza è il più grande ateneo in Europa e la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, con più di 12mila studenti, la sua colonna portante. Come si ‘governano’ e si mettono in campo tutte queste menti?
“Governare una realtà così ampia e dinamica- risponde il preside Pierpaolo D’Urso- è una sfida quotidiana. La nostra Facoltà ha le dimensioni di un ateneo medio, tre dipartimenti e un’offerta formativa articolata, erogata in diversi corsi di laurea triennali e magistrali, corsi di dottorato e master. La chiave per gestire questa complessità è una governance inclusiva, un’organizzazione solida e un forte senso di comunità”. Per questo, prosegue D’Urso, “abbiamo strutturato la nostra Facoltà in modo da garantire un equilibrio tra autonomia e coordinamento, con dipartimenti che lavorano in sinergia. La nostra priorità è offrire agli studenti un ambiente stimolante e inclusivo, dove il sapere non si trasmette solo dall’alto, ma si costruisce insieme, attraverso il confronto e la ricerca”.
Per far sì che le idee degli studenti e dei docenti trovino spazio, spiega il preside D’Urso, “promuoviamo iniziative di partecipazione attiva, progetti interdisciplinari, collaborazioni internazionali. Il nostro obiettivo è creare una rete di conoscenza e confronto, che permetta ai giovani di sviluppare una visione critica e globale, mantenendo un forte legame con il mondo del lavoro e delle istituzioni”.
Scienze Politiche conta numerosi personaggi illustri, protagonisti della vita politica italiana, anche martiri della Repubblica. Come si tutela la memoria e l’insegnamento?
“La nostra Facoltà- dice il preside D’Urso- è stata la casa di grandi personalità della politica e delle istituzioni, da Aldo Moro a Giuliano Amato, da Vittorio Bachelet a Paolo Gentiloni. Alcuni di loro hanno pagato con la vita il proprio impegno per la democrazia. Aldo Moro, Vittorio Bachelet e Massimo D’Antona sono stati martiri della Repubblica, uccisi dal terrorismo per il loro ruolo nello Stato. Tutelare la loro memoria significa non solo ricordare il loro sacrificio, ma trasmettere il loro insegnamento alle nuove generazioni. Per questo motivo, la nostra Facoltà organizza convegni, incontri, giornate della memoria, mantenendo vivo il dibattito sui loro valori e sulle loro idee. Il modo migliore per onorare il loro esempio è continuare il loro lavoro, difendendo il ruolo delle istituzioni, della cultura e della partecipazione civile. La democrazia non si eredita, si costruisce ogni giorno, con responsabilità e impegno”.
Il sistema democratico a livello europeo e mondiale viene messo in discussione. Alcuni leader lo considerano un modello superato. Qual è il futuro della nostra democrazia?
“È innegabile che la democrazia stia attraversando una fase critica- risponde il preside D’Urso- la crescente sfiducia nelle istituzioni, la diffusione di regimi autoritari, l’uso della disinformazione come strumento di manipolazione politica stanno mettendo in crisi i principi stessi della rappresentanza e della partecipazione. Ci sono alcuni leader che dipingono la democrazia come un sistema lento e superato, un ostacolo al decisionismo e alla stabilità del potere. Ma è proprio questa ‘lentezza’ che la rende il baluardo della libertà: perché il vero progresso non nasce dalla semplificazione autoritaria, ma dalla pluralità di voci, dal confronto tra idee, dalla tutela delle minoranze. La democrazia richiede tempi giusti per metabolizzare i processi e per acquisire nuove conoscenze per prendere decisioni consapevoli, perché governare non significa imporre, ma comprendere”.
Certo, prosegue il preside della Facoltà di Scienze Politiche di Roma, “occorre innovare i modelli democratici tradizionali, facendo una riflessione critica e riflettendo su nuovi paradigmi di governance, capaci di rispondere alle sfide della contemporaneità senza tradire i principi di partecipazione e inclusione. La democrazia è l’unico modello che garantisce libertà, diritti e inclusione e che può correggere i propri errori senza sacrificare la dignità umana. Il nostro compito, come Facoltà e come società, è rafforzarla e adattarla ai tempi nuovi. Dobbiamo sviluppare nuove forme di partecipazione, nuovi strumenti di tutela dei diritti, nuove strategie per contrastare la disinformazione e l’erosione del dibattito pubblico”. Per questo, sottolinea “il 12 e 13 giugno celebreremo il nostro centenario con il Convegno di Facoltà dal titolo ‘Democrazia, Autorità, Processi Globali’. La democrazia vive solo se c’è chi la difende, chi la studia e chi la rinnova. E questa è la missione della nostra Facoltà” chiude su questo punto D’Urso.
Dopo 100 anni quali oggi i punti di forza della Facoltà di Scienze Politiche di Roma?
“Festeggiare un centenario- risponde il preside D’Urso- non significa solo guardare al passato, ma riflettere sul presente e sul futuro. La Facoltà fin dalla sua nascita nel 1925 aveva un suo chiaro obiettivo: promuovere l’alta cultura politica ed economica e formare i futuri amministratori, diplomatici e leader del Paese. Oggi, si distingue per tre grandi punti di forza: multidisciplinarità, innovazione e centralità nel dibattito pubblico. La multidisciplinarità è da sempre il cuore della nostra identità. Oltre a studiare la politica in senso stretto, analizziamo i fenomeni sociali, economici e culturali che la influenzano. La nostra Facoltà integra discipline diverse -diritto, economia, scienza politica, statistica, sociologia, storia, geografia, comunicazione, lingue – e questo ci permette di offrire agli studenti una preparazione completa, in grado di rispondere alle sfide della complessità contemporanea. Questo approccio affonda le sue radici nel pensiero di Angelo Messedaglia, professore di Economia e Statistica del nostro ateneo e uomo politico, il quale sosteneva che ‘l’economia e la giurisprudenza si porgono la mano per costituire una ferma e concorde alleanza, costituendo una sola scienza compiuta’”.
In secondo luogo, “l’innovazione. Viviamo in un’epoca in cui I processi decisionali sono sempre più condizionati dall’intelligenza artificiale, dai big data, dalle reti digitali. Studiare la politica oggi significa anche comprendere l’impatto della tecnologia sulla democrazia e sulla società. Ecco perché abbiamo introdotto percorsi formativi avanzati in statistica, data science e comunicazione digitale, garantendo agli studenti strumenti concreti per affrontare le nuove dinamiche globali”. Infine, dice ancora il preside D’Urso “la nostra Facoltà è un luogo di dibattito, un ponte tra accademia, istituzioni e società. Nei nostri dipartimenti si studiano le trasformazioni della democrazia, le nuove forme di governance, i processi di inclusione e sostenibilità. Questa Facoltà, oggi come cento anni fa, continuerà a essere un punto di riferimento per chi vuole comprendere il mondo e contribuire a migliorarlo”.